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Alive

Alive

La violenza è una prigione. E’ sicuramente una prigione per chi la subisce, ed è una prigione anche per chi la infligge. Le sfumature, anche per quanto riguarda questa tematica, sono molteplici e spesso opposte tra di loro. Con Alive diamo voce ad una vittima di violenza e al cerchio di pensieri limitanti che la accompagna. E’ una presa di coscienza: la falsa consapevolezza di essere rinchiusa nella propria pelle e di non poter meritare altro che respirare, sostituita alla fine dalla vera consapevolezza di poter uscire dalla gabbia di violenza e tornare a vivere, non solo a sopravvivere.

Le mura attorno

L’effetto più evidente di una violenza è la riduzione della propria libertà, prima fisica e poi psicologica. Le mura della propria casa si fanno sempre più alte e insormontabili, le stanze non hanno più finestre e ci sembra di vedere occhi che ci fissano da ogni centimetro d’aria attorno a noi.

In my house everything was unfamiliar

La vittima si convince di essere la causa di ogni suo male e finisce per accontentarsi di quei pochi respiri di calma rimasti; sopravvive, sperando che passerà, che il tempo aggiusti le cose. I sogni e le aspirazioni si fanno sempre più lontani e sfocati, i movimenti lenti e guardinghi, come quelli di animale ferito e spaventato. Le parole dette sono penetrate nel profondo fino a diventare un’espressione martoriata di se stessi.

Lo sforzo più grande

La prigione è un posto orrendo in cui vivere, soprattutto se è una prigione della mente. Ma non è la fine.

Scavando in profondità, sotto l’ammasso di parole insulse e degradanti, sotto i sensi di colpa, sotto gesti mossi da rabbia o frustrazione, ci si rende conto che non si può fare ammenda per una situazione che non abbiamo creato. La debolezza che una vittima di violenza si ritrova a confrontare non è altro che l’ennesimo muro da abbattere con il coraggio. L’esperienza vissuta può trasformarsi nell’opportunità di dare di nuovo un valore alla vita. Il valore che noi decidiamo di darle.

Rompi il cerchio. Vivi.

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