Mauro's Corner

I have a dream

Mauro's Corner 1: I have a dream

Ti avviso: non so assolutamente di cosa andrò a parlare in questo post. Se non mi conosci, ti suggerisco di dare un’occhiata qui per farti un’idea di quello che potresti leggere nelle prossime righe.

Dopo tutto, questo è il post inaugurale di quella che sarà la mia rubrica; nei post inaugurali spesso uno può scrivere quello che vuole, fare succose e ripetitive presentazioni di se stesso e degli argomenti che tratterà, promuovere un messaggio di pace, promettere un quantitativo di denaro che ti farà guadagnare in 3 giorni e senza fare nulla, o inventarsi storie su cosa si debba scrivere nel post inaugurale.

Io farò tutto questo, e lo farò in una sola riga: ciao sono Mauro adoro il mirtillo parlo di tutto e di niente ma ti voglio bene e se suoni con me in 3 giorni sarai milionario. Sì, forse è una riga e un po’, ma sai, è il post inaugurale. Una riga e mezza, yeah.

“Ok, ma allora cosa cacchio c’entra il titolo del post?!” –  Giusto, non ho ancora parlato del titolo. Come tutti i musicisti anche io ho la mia storia strappalacrime sul come e sul perché ho iniziato a suonare – attento perché qui inizia la parte seria – ma non credo sia così importante. Ciò che mi spinse ad imbracciare una chitarra non è la stessa cosa che, a distanza di anni,  mi fa venire voglia di prenderla in mano oggi.

Quando ero pischello avevo molti sogni legati alla musica. Alcuni step raggiunti con i Ravenscry sembravano lontanissimi, quasi impossibili. Per esempio, pensare che qualcuno da chissà dove potesse fare la cover di un mio assolo e pubblicarlo su Youtube, era totalmente fuori dal mondo.

Quando ti accadono cose tipo questa, ti interroghi sul perché molte persone mollino ancora prima di cominciare. La stessa parola sogno viene spesso associata a qualcosa di irrealizzabile. La parola obiettivo, invece, rende il tutto meno complicato e più realistico. La gente si vergogna di avere sogni, ma non di avere obiettivi. Qualcuno si nutre dei sogni di altri, per poi sedersi sul divano di fianco alla propria mediocrità. Altri disegnano il loro grande sogno su un foglio, lo incollano sulla porta, lo contemplano ogni mattina e non hanno che quello in testa. Ad ogni modo, io non ho mai smesso di condire di sogni i miei pasti quotidiani.

In effetti, la mia fame di musica si è evoluta… dal goffo ed erbivoro brontosauro che era, si è trasformata in una leggiadra e affascinante bestia mitologica volante onnivora. Una creatura apparentemente senza limiti, tranne uno: non ne ha mai abbastanza.

Così, tra una pasta e una schitarrata, mi farò vivo qua e scriverò qualche altro sproloquio, sempre in questo stile croccante fuori e sostanzioso dentro. Tranquillo, la musica sarà sempre l’ingrediente principale.

E questo era solo l’antipasto.

 

 

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