Simon's Corner

La Via della Musica #1 – L’Ego del Musicista

Musician's Ego

“Trascendere l’ego”, “Superare l’ego”, “Disidentificarsi dall’ego”, “Affrontare l’ego”, “Abbandonare l’ego”: queste sono alcune delle espressioni che si possono incontrare curiosando tra i vari libri di spiritualità, meditazione, filosofia orientale o crescita interiore. Ma in fondo questo famigerato “ego” cosa diavolo è?

Sapevo che in latino la parola “ego” significasse semplicemente “io”, ma nel mio percorso di “ricerca interiore” la trovavo spesso associata a definizioni complicate e diverse tra di loro. Sembrava che l’ego fosse una sorta di elemento della psiche umana che in qualche modo facesse soffrire l’individuo, così mi sono venute in mente altre parole come “egocentrico” o “egoista”: l’ego-centrico è colui che vuole essere al centro dell’attenzione, e l’ego-ista è colui che mette il proprio “io” in prima posizione di importanza e che vuole tutto per sé.

Insomma da queste poche informazioni avevo capito in qualche modo che secondo un po’ tutte le teorie esaminate il problema riguardo all’ego fosse la tendenza delle persone a volersi sentire migliori/superiori agli altri, ad affermare la propria personalità e a giudicare o sminuire chi ne manifesta una diversa dalla propria.

Ma per quanto fossi affascinato da queste conoscenze “alternative” ho sempre pensato che le parole non bastassero per comprendere a fondo un concetto e che fosse necessario fare esperienza in prima persona di ciò che tale concetto intendesse mostrare: questo approccio può essere molto utile anche per mantenere i piedi ben saldi a terra senza farsi condizionare troppo da teorie spesso assurde e incredibili. Perciò mi sono affidato all’osservazione di me stesso e del mondo sociale della musica, l’ambiente a me più vicino, per vedere se ci fosse effettivamente un riscontro pratico per queste idee.

Beh, in parte notavo in me stesso una voglia non indifferente di migliorare e affermare la mia personalità di musicista, e in parte mi ero accorto che esistono tipologie di musicisti piuttosto varie, ognuna con la propria personalità da affermare.

Per esempio, molte volte mi è capitato di incontrare personaggi di questo genere o simili:

  • Musicista classico, diplomato in conservatorio, sempre circondato da amici che fanno la sua stessa carriera, spesso vestito in maniera distinta, adulato e osannato dalla sua famiglia per le sue abilità, fortemente convinto che la musica classica sia l’unica vera musica degna di essere prodotta in quanto colta e tramandata tradizionalmente da secoli; ritiene che Rock, Jazz, Pop siano soltanto rumore o robe da bifolchi e decerebrati mentali.
  • Rocker-Metallaro che ascolta Slayer, Metallica, Sepultura, Iron Maiden e Co. dalla mattina alla sera…che si è fatto un “culo così” al lavoro per comprarsi una fottutissima Jackson e un cazzutissimo Marshall valvolare con cui distruggere i vetri delle finestre alzando “a manetta” il volume della distorsione; porta spesso jeans strappati, magliette nere con i teschi ed ha i capelli così lunghi che tutti lo chiamano Gesù facendolo fortemente incazzare perché lui preferisce il diavolo. E’ dell’idea che solo il Rock e il Metal possano esprimere la vera essenza libera e ribelle dell’essere umano mentre Pop, Classica e Jazz siano roba da “fighette” represse e controllate dal “sistema”.
  • Jazzista che tiene sempre la sua tromba “Committee” a tracolla e si aggira per i piccoli club nei sobborghi della città sperando di trovare una jam session in cui mostrare i suoi virtuosismi; venera i Real Book come se fossero la Bibbia e “Kind of Blue” di Miles Davis come fosse il Vangelo; si veste a metà tra il trasandato e lo snob con la giacchetta di velluto rigorosamente dotata di toppe sui gomiti e le Clarks ai piedi; è fortemente convinto che il Jazz sia la massima evoluzione della musica perché è complesso, è espressivo e con l’improvvisazione ti lascia la massima libertà, mentre la Classica è roba da gente inquadrata che non sa sentire la musica dentro, il Rock è tanto casino per trogloditi che sono solo capaci di suonare roba semplice… e il Pop va beh, fa semplicemente pena.
  • Il musicista poliedrico/multi stilistico che ascolta e suona un po’ tutti i generi, suona mille strumenti in mille progetti diversi ed è convinto che un vero musicista debba saper fare un po’ di tutto mentre chi si fissa su un solo genere è limitato ed è chiuso mentalmente.
  • L’artista-creativo che scrive musica propria e cerca in tutti i modi di creare qualcosa di nuovo magari mescolando tra loro un po’ tutti i generi oppure facendo qualcosa di minimal ed è convinto che chi suona la musica degli altri è un fallito che non ha inventato nulla di nuovo o interessante.

Però di per sé non ci trovavo nulla di male nell’avere preferenze, gusti musicali, convinzioni e una propria personalità da affermare nel mondo. Così come non ci trovavo nulla di male nella voglia di migliorarsi sempre di più. Perciò mi sono chiesto: ma in fondo, perché dovremmo abbandonare il signor “ego” e in che modo dovrebbe portarci alla sofferenza?

Ecco, la risposta mi è stata chiara quando ho iniziato a vedere gli elementi più stereotipati dei vari personaggi sopraelencati incontrarsi tra di loro e iniziare a discutere. Ognuno sosteneva la superiorità del proprio genere preferito, oppure cercava di dimostrarsi un musicista di maggior successo rispetto all’altro. Spesso poi le tipologie dei vari personaggi si muovevano in gruppo, perché tra consimili si sentivano più protetti nelle proprie convinzioni, e quando due o più gruppi di diversa tipologia si incontravano tra di loro scattava il putiferio: si intavolavano infiniti dibattiti di critica musicale degni dei migliori talk show televisivi. Da quando esistono i social network “poi”, praticamente ognuno ha modo di criticare a destra e a manca qualunque cosa o persona che manifesti convinzioni o gusti diversi dai propri, come se questi potessero minacciare la propria personalità e la propria realizzazione. Una volta notato quanto tutte queste discussioni, critiche, giudizi, dibattiti, dichiarazioni, spesso fossero intrise di negatività, risentimento e per certi versi anche di “paura di non essere all’altezza”, ho iniziato a rendermi conto che forse effettivamente le manifestazioni di questo famigerato “ego” non ci fanno poi così bene.

Con tutta questa panoramica della situazione mi è sorta spontanea la domanda: ma non potremmo semplicemente ognuno suonare la propria musica e il proprio strumento facendo il meglio che si può senza criticare gli altri, senza lamentarci, senza sentirci superiori né inferiori e senza l’ansia di arrivare chissà dove?

Forse l’espressione “superare l’ego” significa proprio questo e magari chissà, di riflesso potrebbe anche capitare che abbracciando questo scopo si ottenga involontariamente di raggiungere davvero la propria realizzazione musicale.

Con la voglia e la curiosità di verificare questa ipotesi ho iniziato ad approfondire la conoscenza delle caratteristiche dell’ego e delle metodologie per imparare a “Trascendere l’ego”, “Superare l’ego”, “Disidentificarsi dall’ego”, “Affrontare l’ego”, “Abbandonare l’ego” eccetera eccetera.

Continua…

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