Simon's Corner

La Via della Musica #2 – Il Giudizio e il Dialogo Interiore

Overthinking

Cercando di approfondire e conoscere le varie caratteristiche dell’ego, avevo notato che fondamentalmente la sua manifestazione principale è il giudizio: che si tratti di criticare gli altri, di lamentarsi di una situazione o di pretendere di più da se stessi, alla fine si tratta sempre di varie sfumature del giudizio.

Nella musica in particolare criticare gli altri musicisti significa giudicarli in base alla loro capacità di suonare; lamentarsi di una certa situazione musicale significa giudicarla sbagliata e dannosa per la propria carriera o per chi pratica la professione musicale in generale; pretendere di più da sé stessi significa giudicarsi inadeguati e non abbastanza bravi da esporsi in pubblico.

Allora mi sono chiesto, ma il giudizio, è poi così del tutto negativo? In fondo mi sembrava che il giudizio potesse essere utile per migliorare e migliorarsi.

Mi spiego con qualche esempio.

  • Se giudico sbagliato il fatto che in certi locali i musicisti non vengano trattati con il dovuto rispetto, potrei compiere la scelta di non suonarci ed evitare che si diffonda una cultura di svalutazione della musica.
  • Se vedo un musicista che suona piuttosto male e che non viene apprezzato dal pubblico, giudicando sbagliato il suo approccio alla musica potrei capire cosa devo evitare per mantenere positiva la mia reputazione e la mia carriera.
  • Se sono critico con me stesso posso fare di tutto per migliorare il mio modo di suonare e diventare un musicista più abile e preparato.

Inoltre mi sono anche reso conto che ribaltando le medesime situazioni potrei ottenere un aspetto positivo del giudizio. Per esempio potrei giudicare positivamente e sostenere i locali che danno un certo valore alla musica, potrei prendere spunti da un musicista che giudico piuttosto bravo oppure potrei gratificare me stesso e innalzare la mia autostima quando noto dei miglioramenti nel mio modo di suonare.

Allora ho iniziato a pensare che forse la nocività del giudizio fosse semplicemente legata a una questione di perdita tempo. Sembrava che non fosse tanto il giudizio in sé stesso a creare danni, ma il fatto di indugiare in esso: infatti se si passa più tempo a criticare, lamentarsi o autocommiserarsi piuttosto che passare all’azione, alla fine non si combina più nulla per migliorare sé stessi, gli altri e il contesto in cui si opera.

Per un musicista questo significa anche semplicemente parlare di meno e suonare (o esercitarsi) di più…insomma, il classico “poche parole e tanta (ma tanta) musica”! Semplice, chiaro, ovvio! Come avevo fatto a non pensarci prima! In fondo si sa che le cose più semplici sono anche quelle più risolutive.

Eppure non potevo dire di aver dedicato poco impegno e poco tempo al mio miglioramento, inoltre vedevo anche molti amici e colleghi che, pur utilizzando in maniera positiva e propositiva il proprio senso del giudizio, non sempre ottenevano i risultati che si aspettavano.

Ma allora dove stava la vera nocività del giudizio?

Beh, vi capita mai di sorprendervi a pensare ad altro mentre vi state esercitando? Oppure di avere la testa affollata di pensieri mentre vi state esibendo e di fare qualche errore proprio perché non siete concentrati al 100%? O magari prima di salire sul palco siete presi dal panico, dalle palpitazioni o dal mal di pancia perché avete un piccolo timore di sbagliare e di essere giudicati dal pubblico; oppure, nonostante facciate di tutto per migliorare il mondo della musica e siate sempre piuttosto attivi per dare il vostro contributo, vi sentite spesso innervositi e irritati per il cattivo andamento della situazione; ma anche uscendo dal contesto musicale…vi capita mai di fare una passeggiata, o andare in vacanza, al cinema, al ristorante o al museo e di non riuscire a godere di quel momento perché state pensando a quanto vorreste essere dei musicisti migliori?

Ecco, a me cose del genere sono capitate spesso e, proprio in queste occasioni, mi sono reso conto che in realtà la nocività del giudizio consiste in una sorta di costante dialogo interiore che occupa la nostra testa e che ci distrae dal contatto con le nostre azioni: infatti l’abitudine al giudizio, negativo o positivo, è talmente radicata in noi da dare vita a un continuo flusso di pensieri su ciò che è giusto o sbagliato per la nostra vita. Qualunque sia l’entità dei nostri pensieri (riguardo al passato, al presente, al futuro, a noi stessi, agli altri o al mondo…) stiamo sempre formulando dei giudizi. Il problema è che non riusciamo mai a placare i nostri pensieri (uno tira l’altro) e spesso questi possono anche suscitare in noi delle emozioni negative (ansia, tensione, stress, rabbia…) che ci impediscono di vivere serenamente. In queste condizioni diventa piuttosto difficile intraprendere delle azioni efficaci e conseguire un effettivo miglioramento della nostra vita e, nel caso dei musicisti, della nostra carriera musicale. Alla luce di questa osservazione ho poi scoperto che in effetti la maggior parte dei percorsi spirituali e interiori attribuisce all’ego una costante attività mentale che porta l’uomo alla sofferenza: è un po’ come se l’ego agisse in noi attraverso una sorta di voce che “parla” in continuazione nella nostra testa e che ci impedisce di essere in pieno contatto con la realtà. Quindi il superamento dell’ego consisterebbe nella capacità di “spegnere” volontariamente questa “voce nella testa” che esprime continuamente giudizi su persone e situazioni.

Beh, questa teoria mi sembrava al tempo stesso incredibile e affascinante!

Lì per lì credevo fosse impossibile spegnere il proprio “pensiero”, anche perché a un certo punto, ragionando su questa teoria, sono entrato in una specie di “loop mentale”: perché se “io” stavo “pensando” di voler “spegnere il mio pensiero”, allora era un po’ come se “il mio pensiero volesse spegnere sé stesso” o come se “io volessi spegnere me stesso”? Insomma a un certo punto non capivo più bene dove iniziavo/finivo “io” e dove iniziava/finiva il “pensiero” …così, prima di perdere completamente la testa con questo paradosso mi sono voluto chiedere: “ma in fondo da dove nascono pensiero e giudizio? Perché esistono? Possiamo davvero farne a meno?”

…e il bello era che stavo “pensando” a queste domande mentre stavo studiando dei brani con la batteria!!! Quindi mi sono reso conto che forse era il caso di approfondire ed esaurire alla svelta la mia ricerca, prima di iniziare a “pensare” più di quanto volessi “suonare”. Voi cosa ne “pensate”? Mi raccomando non “pensateci” mentre suonate, altrimenti rischiereste di voler iniziare un percorso di crescita interiore ;) …

…la ricerca continua…

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