Mauro's Corner

“One Way Out” Compie 5 Anni: I Miei 5 Ricordi Semi-Seri

One Way Out

La prima volta è sempre memorabile. Nel senso che ce la ricordiamo bene, bella o brutta che sia stata.

Ha sempre quel tocco speciale: quel mix di adrenalina, euforia e stordimento che ti si appiccica addosso. Come quando maneggi certi tipi di colla “strong”: cerchi di togliertela dalle dita ma inevitabilmente finisce sulle altre dita con cui stai cercando di toglierla, e avanti così in un loop di dita e colla che quando ne esci probabilmente l’oggetto che stavi incollando si sta già staccando.

Certo, detta così suona spiacevole. Non tutte le metafore escono col buco. Per l’esattezza metà di esse. Altrimenti si chiamerebbero fore e basta.

E se stai ancora leggendo dopo l’ignobile battuta precedente, ti prometto che vengo al dunque: di One Way Out ricordo praticamente tutto, ed essendo appunto il primo disco in cui ho suonato (tralasciando demo ed esperienze amatoriali), è associato a molte “prime volte”. Ve ne sparo 5, così, en passant.

La Prima Sessione Di Registrazione

Mesa Boogie
Testing Mesa Boogie

Pur consapevole di dover registrare riffoni con chitarrozzi a 7 e 8 corde al meglio del mio cazzutismo, non riuscivo a fare una faccia metal che fosse una, neanche impegnandomi. Se riguardo qualche foto di quei giorni ai Fear Studio, ho sempre l’espressione sorridente da ebete. Ero in modalità “bimbo felice al parco della cuccagna”. Dalla scelta dei suoni, alle prime ritmiche, ai primi assoli. Nemmeno quando al culmine della foga chitarrista mi sono tagliato l’indice della mano destra, schizzando di sangue le corde e la fedelissima Schecter. Voglio dire, cosa c’è di più metal di ‘sta roba? Posso dire con orgoglio di aver dato letteralmente il sangue per quel disco. E niente, sorriso ebete.

Il Primo Servizio Fotografico

The First Poster
The First Poster

Come quelli veri! Direbbe il mio babbo. Qui la vera prova fu sforzarsi di non ridere. Se suoni in una band saprai benissimo che ogni occasione è buona per dire una stronzata. E quando comincia uno, tutti a ruota. Fu anche il giorno in cui imparai che il gel si può mettere in molti più modi di quanti ne sapessi (uno).

Il Primo Videoclip

Ravenscry Nobody
Serious people

Debbo dire che suonare 30 volte di seguito lo stesso brano muovendoti come un ossesso ti fa meditare sull’importanza di un buon allenamento. E alla trentesima ripresa, quando suoneresti il brano ad occhi chiusi mentre cucini il risotto, sei ormai morto e madido di sudore. Girare Nobody fu davvero entusiasmante, sia perché la location principale era spettacolare (un ristorante abbandonato), sia perché stavamo dando immagine e nuove forme al nostro brano.
Ah, signore e signori, quello che si vede nel video è il mio bagno. E il tizio nella mia vasca è… Sì. Anthony Hopkins.

Il Secondo Videoclip (Ma La Prima Prova Da Attore “Pro”)

Mauro Calliope
Going into the character

Non si sentiva parlare d’altro: crisi di qua, crisi di là, crisi d’identità, crisi di mezza età. Calliope fu l’occasione per dire la nostra a riguardo, e lo facemmo giocando a fare gli attoroni, come quelli veri (sempre il mio babbo questo). Ricordo due cose in particolare, anzi tre: il teatro, una perla storica nascosta nella pianura padana; la farina sparsa ovunque per poter fare quell’effetto figo in controluce; la soddisfazione con cui ho sparacchiato le finte bollette non pagate giù dal tavolo.

Ravenscry Calliope

Il Primo Tour

Non basterebbero 100 post per descrivere ogni sfumatura di quell’esperienza, ma in sintesi: fatene uno.

Ravenscry
Ravenscamper

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