Simon's Corner

La Via della Musica #3 – L’Attrazione degli Opposti? Tutta questione di ritmo…

TAO

“Da dove nascono pensiero e giudizio? Perché esistono? Possiamo davvero farne a meno?”

L’ultima volta ci eravamo lasciati con queste domande e, per provare a darmi delle risposte, ho iniziato a osservare il modo in cui si manifesta il giudizio: ovviamente l’ho fatto a partire dai tipici giudizi che si manifestano nel mondo della musica. Tendenzialmente un musicista si mette a giudicare gli altri colleghi perché, secondo la sua opinione, suonano male, si muovono male (o non si muovono affatto) sul palco, sono troppo freddi, troppo virtuosistici, suonano troppo forte o troppo piano, oppure perché hanno registrato dei dischi con una pessima produzione, perché fanno una promozione scadente sui social, ecc. ecc. Se invece si trova qualcuno che sembrerebbe essere impeccabile dal punto di vista tecnico/musicale/produttivo/promozionale/ecc. ecc., si cerca comunque un motivo per screditarlo. Le tipiche frasi in questo caso sono: “Sì, quel tipo è bravissimo a suonare… però se la tira…”, oppure “…però è stronzo”, “…è brutto”, “…è pelato” (avete qualcosa contro i pelati?)… ecc. ecc.

Perché ci comportiamo così? In base a cosa giudichiamo gli altri?

Spesso la possibilità che esista un collega più bravo ci dà la remota sensazione che in qualche modo la nostra carriera possa essere minacciata: un po’ come se l’altro possa “portarci via il posto” o “rubarci la scena”. Oppure se incontriamo un collega che suona con tecniche o stili diversi da quelli con cui ci siamo formati noi, proviamo una sorta di fastidio: infatti se nella nostra esperienza formativa abbiamo constatato che suonare con una certa tecnica ci porta a risultati positivi, vedere qualcuno che fa qualcosa di diverso, potrebbe mettere in dubbio i nostri metodi. Questo provoca il bisogno di difendere la nostra figura di musicista meritevole e di attaccare chiunque la minacci: in sostanza il nostro ego entra in competizione con quello dei colleghi, che per lo più consideriamo degli avversari, e il giudizio diventa la nostra arma principale di attacco e difesa.

Analizzando alla radice tutti questi atteggiamenti sembra di assistere a una sorta di lotta “animale” per il territorio e la sopravvivenza: il più forte, e quindi il migliore sulla piazza, non lascia spazio e “cibo” per gli altri, o comunque ne lascia di meno. In parole povere più sei bravo a suonare, più hai la possibilità di esibirti e creare occasioni per trasformare le tue abilità e le tue passioni in una professione che ti permetta di avere un reddito e continuare a “vivere” nel mondo della musica. Con questo spirito ognuno cerca di dare il massimo per essere il migliore con il suo strumento e costruisce tutto il suo bagaglio di conoscenze con cui esprimersi, affermarsi, attaccare e difendersi.

Se applichiamo queste dinamiche in tutti gli altri aspetti della vita possiamo renderci conto che anche fuori dal campo musicale ognuno cerca le sue conoscenze (idee e convinzioni), tecniche, abilità per potersela cavare nella vita. Poi, nel momento in cui si incontrano situazioni o persone che possano minacciare o mettere in dubbio i nostri “strumenti di sopravvivenza”, parte in noi il bisogno di difenderci giudicandole. Così il giudizio si manifesta fondamentalmente dividendo le esperienze tra ciò che è buono e ciò che è cattivo per la nostra sopravvivenza. Di pari passo il nostro pensiero trasforma queste esperienze in opinioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e l’insieme di tutte queste convinzioni dà forma al nostro famigerato “ego” (rieccolo qua!!!).

Eppure, come esistono musicisti diversi che se la cavano benissimo nella loro carriera usando modi di suonare molto diversi se non addirittura opposti, allo stesso modo anche nel mondo esistono persone che sopravvivono (se la cavano) tranquillamente pur avendo opinioni, credenze, idee, modi di affrontare la vita completamente diversi se non addirittura opposti tra di loro.

Ma allora si può dire che esista un concetto di giusto-sbagliato con cui giudicare il mondo?

Cercando, come al solito, qualche spunto tra i materiali provenienti dalla spiritualità, mi sono reso conto che quasi tutte le tradizioni, seppure in maniera diversa, trascendono il concetto giusto-sbagliato parlando di “equilibrio tra gli opposti”:

  • nel Taoismo si parla di integrazione tra “Yin e Yang”;
  • nell’Alchimia si parla di “Coniunctio Oppositorum” (unione degli opposti) o “Nozze Alchemiche”;
  • nel Buddhismo si parla della “Via di Mezzo”;
  • allo stesso modo il grande poeta latino Orazio parlava di “Aurea Mediocritas”;
  • nella tradizione giudaico-cristiana la parola diavolo, che indica l’avversario nel raggiungimento di “Dio”, deriva dal greco “dià – bolòs” che significa colui che separa/divide (ciò che è opposto);

L’idea alla base di questi concetti era che tutto il mondo fosse composto da forme ed elementi duali accostabili tra loro in coppie: giorno – notte, inspirazione – espirazione, luce – buio, maschio – femmina, cielo – terra, fuoco – acqua, positivo – negativo, bianco – nero, alto – basso…

Apparentemente questi elementi sarebbero “opposti” tra di loro, ma in realtà ognuno esiste in relazione all’altro, quindi è più corretto dire che sono “complementari”. Nell’osservazione di questi principi l’essere umano dovrebbe smettere di vivere negli estremismi e nel giudizio per imparare a vedere l’importanza della collaborazione tra ciò che è “diverso”.

Ma mentre raccoglievo informazioni su queste idee mi sono accorto che, senza andare a scomodare troppo la spiritualità, potevo tranquillamente attingere questi insegnamenti dalla musica stessa: infatti è un concetto che si può cogliere benissimo dall’osservazione del ritmo. Battere e levare: uno non può esistere senza l’altro ed è grazie alla collaborazione o alternanza equilibrata tra i due che la musica può andare avanti. E allora chi meglio dei musicisti potrebbe rendersi conto del fatto che “tutto è ritmo”?

È grazie alla collaborazione o alternanza tra principi opposti/complementari che la natura porta avanti e crea la vita: di fronte a questa dinamica il giudizio e la divisione tra giusto e sbagliato non possono che venir meno.

Il problema è che, invece di adottare veramente una prospettiva di vita basata sull’osservazione dei ritmi del mondo e la comprensione di questa armonia, ci creiamo l’idea che l’Attrazione degli Opposti sia giusta e la separazione degli opposti sia sbagliata: così invece di smettere di giudicare, che è l’unica cosa veramente da fare per applicare questi concetti, andiamo in giro come dei fulminati a rompere le balle a tutti con la storia dell’equilibrio e dell’armonia tra gli opposti… giudicando chi non la pensa come noi.

Perché accade questo?

Perché il giudizio è legato a un bisogno di sopravvivenza talmente radicato nel profondo della nostra psiche, che non possiamo fare a meno di continuare a dividere il mondo tra giusto e sbagliato per potercela cavare! In sostanza il giudizio è ormai diventato un istinto! A questo punto, cari amici, non ci resta che lasciarci con altre nuove domande: “Cos’è la sopravvivenza? Come funziona?” …beh, se siete “sopravvissuti” a questo post magari saprete già rispondervi, altrimenti ci vediamo al prossimo e ne riparliamo lì.

…continua.

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