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Noir Desire

Noir Desire

Cosa ti passerebbe per la testa se tu fossi un serial killer?
Scrivendo Noir Desire abbiamo provato ad immedesimarci nella testa di una persona violenta, una persona che ad un certo punto perde il controllo e deve cedere all’istinto omicida. E per fare un ulteriore sforzo di fantasia ce lo siamo immaginato negli anni ’50, in una metropoli buia e piovosa.

Da vittima a carnefice

Questo brano rappresenta l’esatto opposto di Alive, dove Giulia esprime i tormenti di una ragazza vittima di violenza. Abbiamo parlato di una prigione che rinchiude la vittima sia fisicamente che psicologicamente. Un serial killer probabilmente si ritrova imprigionato anch’esso dai suoi istinti. Potrebbe essere una persona apparentemente ordinaria, persino cordiale – come il barbiere messo in scena nel videoclip – una sorta di Dexter noir, ma privo del suo codice di condotta.

Basta poco per attivare la furia: una passeggiata nel cuore della notte e la vista di una “preda” facile, o lo sguardo intenso di una ragazza in un locale. L’adrenalina entra in circolo e il killer inizia a sentire l’odore del sangue. Sente il Noir Desire.

Sensazioni assassine

Le sensazioni che un killer teoricamente prova nell’atto di uccidere risultano anch’esse opposte a quelle che potremmo definire “normali”, cioè a quelle provate dalla vittima. Per il violento un pianto di paura è linfa vitale, così come può esserlo la vista del sangue. Ma ne è consapevole? Quando uccide trae davvero piacere o il piacere è semplicemente l’appagamento dovuto all’aver liberato l’istinto? E qualora non ne fosse consapevole?

Non è così semplice individuare il confine tra vittima e carnefice, se consideriamo il fattore consapevolezza – un tema che ritorna incessantemente in The Attraction of Opposites. Questa inversione di ruoli, rappresentata anche nel video, è ciò che affascina di tutto il discorso sugli opposti.

Anche nel quotidiano possiamo trovare questo dualismo vittima/carnefice, in svariate situazioni, e tendenzialmente vestiamo i panni di vittima degli altri.

Raramente ci piace vestire quelli di carnefice di noi stessi.

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