Giulia's Corner

Terapia di Gruppo Mondiale

Hall Freud Jung in front of Clark 1909

Ci sentiamo tutti un po’ filosofi su Facebook. Quella bacheca frenetica, così fitta di chiacchiere più o meno spontanee, ci spinge a tirar fuori il meglio (o il peggio) del nostro essere (essere, cioè, organismi con una facoltà mentale complessa).

Però ho notato che in molti utenti, la discrepanza tra ciò che sono (o mostrano) nella vita reale e ciò che esprimono sul loro profilo, è davvero enorme! Ad esempio, un tipo estroverso, energico, apparentemente sicuro di sé ed ammaliatore di folle, può ridursi sulla bacheca ad un misero cumuletto di frasi bofonchiate e sgrammaticate tra quintali di puntini di sospensione. Oppure il classico timido, dal fare generalmente schivo, magari anche proprio per questo affascinante ma maledettamente irritante, perché non lascia un minimo spiraglio di luce nella sua mente blindata. Questo sulla bacheca ti può sorprendere con ardite disquisizioni politico-tecniche che denotano una profonda conoscenza dell’argomento, una ricerca, tanta curiosità ed una forza comunicativa invidiabile che ti fa pensare: “prima era irritante, ora lo strozzerei proprio”. Ma con affetto, è ovvio.

Per non parlare poi di quelli che tempestano le nostre giornate virtuali dei loro trofei fisici, alcuni lo fanno anche nella vita normale, altri sono i tipici amanti dello scafandro, quelli che non gli intravedi un lembo di pelle nuda neanche a scavare. Te li ritrovi mezzi nudi su FB e, sobbalzando sul sedile del treno, tenti inutili manovre di camuffamento del display, mentre la signora seduta di fianco a te prova disprezzo misto a pena per le tue pornografiche passioni.

Poi ci sono i fake, quelli che non hanno una vita (cioè ce l’hanno ma di merda) e si sfogano sui social, poco presenti sulle bacheche ma inarrestabili con i messaggi privati. Esordiscono con le tipiche espressioni sospese del tipo “Hey!” … (niente). Poi, sentendosi trascurati, proseguono lasciando che il livello di banalità precipiti vorticosamente, con frasi del tipo: “come stai?”, “ciao”, “heilà”, “Hoiiii!!!”, fino a scadere nel ridicolo quando azzardano l’approccio soft, quello tattico: “la foto del tuo profilo mi ha incuriosito molto, vorrei conoscerti”.

“Ah sì, vuoi conoscermi?! Che romantico. Allora comincia con l’andarti a leggere le informazioni del mio profilo, alla sezione “relazione”, poi se vuoi ci facciamo una bella chattata”. Sparito per sempre. Me ne farò una ragione.

Per concludere, il fascino di FB credo risieda soprattutto in questo: nella possibilità di esprimere liberamente ciò che la società reale ci porta a reprimere. Immagino il signor FB come un grande psicologo con un pesante taccuino in mano, accasciato sulla sua poltrona, quasi addormentato, che finge di ascoltare il flusso inarrestabile di parole vomitate dall’agitato paziente.

O meglio, immagino una sorta di terapia di gruppo mondiale auto-gestita, senza orari, nè regole.

Ma chissà poi, tutti così presi nell’atto di liberarci, se ci sarà qualcuno in grado di ascoltarci o di riconoscerci nella vita reale.

Io ne dubito…ma intanto, ho quasi terminato la mia terapia quotidiana e sono soddisfatta. Au revoir!!!

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