Fagio's Corner

Essere Un Musicista Professionista

Music Professional

Quante volte vi è capitato di avere a che fare con musicisti o lavoratori nel mondo della musica che si lamentavano di “non essere presi abbastanza sul serio” nella loro professionalità? Lavorando da anni a tempo pieno in questo mondo, penso di essere giunto a capire le motivazioni sottostanti a questa lamentela molto frequente: i primi a non prendersi sul serio sono gli stessi lavoratori del mondo della musica, solo di conseguenza lo fanno tutti gli altri.

Sempre più spesso mi capita di trovarmi a lavorare in contesti in cui manca del tutto la professionalità. Per professionalità intendo l’attitudine a fare al meglio possibile il proprio lavoro, mettendo al servizio del cliente le proprie conoscenze, la propria passione e la propria competenza. Sembrerà arrogante dirlo, ma posso affermare che una buona parte di chi si professa professionista della musica non ha idea di cosa sia la professionalità.

Questa situazione è dovuta a mio parere essenzialmente al fatto che nell’immaginario collettivo il mondo della musica è popolato da “fancazzisti”, in particolare se parliamo di musica rock. È un immaginario popolato da falsi miti, come la convinzione che per fare i musicisti basti avere talento o che al genio musicale si accompagni sempre invariabilmente una qualche forma di sregolatezza.

Con il progressivo sgretolarsi di tutte le certezze a cui il mondo del business musicale ci aveva abituati a partire dagli anni ’60 per arrivare fino ai primi 2000, al musicista non basta più saper solo suonare perché tanto a tutto il resto “ci pensa la casa discografica”. Oggi, nella quasi totalità dei casi, il musicista deve farsi da promoter, da organizzatore di eventi, da tecnico e da manager. Per fare tutto ciò sono necessarie non solo le competenze, ma anche un’attitudine mentale improntata all’umiltà e al continuo miglioramento delle proprie skills, che devono adattarsi velocemente al mondo che cambia a ritmi folli. C’è chi si ritrova a fare il musicista, il fonico, il promoter o qualsiasi altro lavoro del mondo musicale perché pensa di riuscire a coniugare il massimo risultato al minimo sforzo; chi si improvvisa perché non ha le doti o la determinazione per perseguire nessun tipo di obiettivo personale o ancora chi pensa di “fare i soldi” nel mondo della musica proponendo un prodotto di scarsa qualità e finendo per prendere in giro l’utenza e mancare di rispetto alla musica, che è una forma d’arte e e di espressione che non andrebbe violentata.

Questa maniera improvvisata di presentarsi nel campo musicale è oramai talmente radicata e pervasiva in tutte le realtà che anche gli utenti hanno perso la capacità di distinguere un prodotto ben fatto da uno di qualità scadente. Questo circolo vizioso porta invariabilmente a un costante peggioramento della qualità, dal momento che chi produce merda e continua a venderla riceve le proprie conferme e non è motivato ad aumentare i propri standard. Ecco perché scegliamo sempre con cura i nostri collaboratori: perché lavoriamo puntando alla qualità e questa si può ottenere solo attraverso la professionalità.

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